Chi siamo

Un teatro della memoria, cinquecento anni dopo.

Delminio è la memoria di progetto per squadre di agenti AI di sviluppo. Il nome viene da un umanista del Cinquecento che costruì un teatro dove la conoscenza ti stava intorno.

Perché si chiama così

Intorno al 1530 un umanista friulano, Giulio Camillo, detto Delminio, convinse il re di Francia a finanziargli un'opera che nessuno aveva mai tentato: un Teatro della Memoria.

Era un edificio di legno, grande abbastanza da entrarci almeno in due. Chi entrava non si sedeva in platea: saliva sul palco e guardava verso le gradinate. Lì, su sette gradi, Camillo aveva ordinato con immagini e cassetti tutto ciò che c'era da sapere. Non si studiava: si entrava, e la conoscenza era già intorno a te, al suo posto.

Nel 1532 un testimone, Viglius, ci entrò a Venezia e lo raccontò a Erasmo: Camillo chiamava il suo teatro una mente e un'anima costruite. Camillo morì a Milano nel 1544. Il teatro non fu mai finito.

Cinquecento anni dopo il problema è lo stesso, solo che chi entra è un agente. Ogni sessione arriva senza ricordare niente, e ha bisogno di trovare, ordinato intorno a sé, ciò che il progetto sa, il lavoro rimasto aperto e le decisioni già prese.

Il suo teatro non fu mai finito. Il nostro è in produzione.

Delminio viene da Delminium, antica città della Dalmazia da cui veniva la famiglia di suo padre. Si pronuncia del-MÌ-nio.